L'aeroporto di Schiphol: da nonluogo ad aerotropolis

Un buon bicchiere, un ottimo sushi, quattro chiacchere in libertà con vista sulle piste d’atterraggio.

Bubbles, aeroporto di Amsterdam-Schiphol: mancano tre ore al volo che li porterà a Pechino, hanno tutto il tempo di godersi la vita. Al lavoro, ci penseranno poi.

Con gli anni, Michele ha imparato ad amare questi momenti. A ritagliarseli appositamente, dentro giornate spesso frenetiche. Quello che non avrebbe mai pensato di fare, era di imparare ad assaporarli in un aeroporto. In  uno come questo, poi: un flusso ininterrotto di persone, una possibilità pressoché infinita di destinazioni, uno snodo globale per il traffico di cose e persone.

Ma Schiphol non è solo questo: dopo pranzo, potrebbero passeggiare nell’immenso parco dell’aeroporto, tra alberi secolari e avveniristici cinguettii digitali e ologrammi di farfalle. Oppure fare un salto sull’Holland Boulevard e decidere se approfittare di un libro (gentilmente offerto dalla prima biblioteca aeroportuale del mondo), o tentare la sorte all’Holland Casinò. 

Solo dieci anni fa Michele non avrebbe mai desiderato sostare qui tanto a lungo. Allora entrando in aeroporto, si sospendeva il tempo e si aspettava, erano i tempi di The Terminal, quelli in cui un mese al JFK sembrava un incubo; quella odierna, invece, è l’epoca dell’aeroporto che si fa città e accoglie la vita, dell’”aerotropolis”.

Alza lo sguardo: business men con i loro ipad che assaporano una fondue al Cafè Chocolat, un arabo baffuto che si muove verso il Dutch Kitchen Bar, due ragazze che sembrano due amiche in una via dello shopping, pronte a fermarsi da La Place per un centrifugato di verdure. L’Harvest Market, in cui si rincorrono tre ragazzini, sembra un vero mercato, colorato e brillante.

Ripensa ad allora: non avrebbe mai immaginato tutto questo. Ricorda l’eco degli annunci agli altoparlanti, il peso dell’aria condizionata, il profumo del duty free, le attese interminabili – decisamente, il passato.

Poi, è arrivato il futuro.

E’ cambiato Michele, si è trasformato ciò che lo circonda: una spettacolare fusione di lusso, arte e tecnologia, al servizio di viaggiatori in cerca di relax, desideri e gusto. E’ l’aerotropolis di Schiphol, la città del terzo millennio.

L'aerotropolis

Formalizzato da John Kasarda, professore universitario statunitense, il concetto di aerotropolis descrive la più moderna forma di sviluppo urbano.

Secondo Kasarda, già oggi – e con una tendenza che andrà aumentando in futuro - i centri abitati si svilupperanno in funzione dei nodi di comunicazione (aeroporti, porti, stazioni ferroviarie) tra le diverse parti del mondo. 

In questo quadro, gli aeroporti hanno cambiato ruolo e caratteristiche: non più non-luoghi, diventano veri e propri centri di vita e di lavoro, veri e propri vettori di sviluppo economico e cessano di essere una semplice zona di transito e attesa.

Schiphol


Da Schiphol, l’aeroporto di Amsterdam, passano ogni anno oltre 50 milioni di passeggeri.

Per numero di viaggiatori è il quarto scalo europeo, ma come qualità dei servizi Schiphol vola ancora più alto. Nel 2013 l’aeroporto si è guadagnato il terzo posto nella classifica mondiale di Skytrax, votata direttamente dai viaggiatori, mentre nel 2012 è stato giudicato Best Airport in Europe nei Business Travaller Awards.



Autogrill a Schiphol

Autogrill è presente a Schiphol dal 1995 e ha aiutato lo scalo olandese a trasformarsi gradualmente in una vera e propria aerotropolis, allestendo e gestendo ben 75 punti vendita.           

La composita offerta è stata studiata ad hoc per le diverse esigenze dei viaggiatori. Tra i concept proposti, si segnalano Bubbles Seafood & Wine Bar , raffinato ristorante che combina bollicine e specialità di pesce,  Harvest Market, con un ampio assortimento di prodotti freschi locali, Dutch Kitchen, tradizionale trattoria con ricette tipiche olandesi , Bread!, sandwich-bar di nuova generazione, Café Chocolat pasticceria gourmet, e Cafe Comunal, ristorante a base di specialità spagnole.

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